Nel post seguente andremo ad analizzare perché Inception di Christopher Nolan è un manuale di marketing di 148 minuti. Ma prima di tutto prendiamoci un momento per inquadrare il tema.

 

Di cosa parla il film Inception

Inception è un film thriller con un’anima fantascientifica del 2010 scritto e diretto da Christopher Nolan in cui il protagonista, esperto in estrazione di segreti dalla mente dal profondo del subconscio delle persone durante il sonno è ingaggiato in un’ultima sfida: provare il processo contrario. Non quindi estrarre un’idea, ma impiantare un’idea. Il film è stato vincitore di numerosi premi internazionali ed è considerato tra i migliori film degli ultimi 20 anni. Tra le curiosità, per non spoilerare troppo il film per chiunque non l’avesse visto, possiamo riportare che Nolan ha dichiarato in più interviste che l’idea di strutturare le architetture dei sogni è tratta dalle opere di Maurits Cornelis Escher e che per la definizione della trama sente un debito verso Jorge Luis Borges.

 

Ma perché Inception parla di marketing?

Come anticipato il film racconta del processo di impiantare un’idea. Non è questa forse l’aspirazione più alta per chi si occupa di marketing? In letteratura esistono moltissime definizioni della parola marketing e del suo ruolo all’interno delle aziende ma, restando tra le definizioni più formali, l’AMA, American Marketing Association, nel 2017 ha definito il marketing come Marketing is the activity, set of institutions, and processes for creating, communicating, delivering, and exchanging offerings that have value for customers, clients, partners, and society at large. In Vehnta preferiamo invece la definizione di Russell Stuart Winer, NYU Stern, la business school della New York University, che definisce il marketing come L’insieme delle attività che mirano a influenzare una scelta del consumatore. E che cosa c’è di più profondo di un’influenza come quella di un’idea impiantata. Non è però così semplice impiantare un’idea.

 

Impiantare un’idea: un Inception di marketing

Partendo dalla trama del film è quindi possibile mappare un percorso per impiantare un’idea: sempre facendo attenzione a non spoilerare troppo il film! Sono 4 passaggi, quattro spiegoni, che vi invitiamo a leggere.

 

Spiegone 1: un’idea deve essere propria

Per fare nascere un’idea in una persona, facendo in modo che questa la riconosca come propria e non la percepisca come un’ingerenza dall’esterno e quindi la rigetti, è necessario lavorare in profondità seguendo un processo ordinato capace di coinvolgere la parte conscia e la parte inconscia.

 

Spiegone 2: si parte da un emozione

Sviluppando correlazioni tra il suo inconscio e tra la sua parte conscia si dovrà utilizzare un’emozione come trigger per piantare un’idea e attendere che l’idea possa affiorare autonomamente nella persona coinvolta.

 

Spiegone 3: emozione come veicolo

Un emozione però, nonostante possa parlare la lingua dell’inconscio, da sola non è in grado di sviluppare un’idea. L’emozione dovrà essere il veicolo dell’idea: dovrà contenere un’idea che poi possa svilupparsi all’interno della persona. Per fare infatti in modo che questa possa iniziare a svilupparsi e crescere autonomamente è necessaria una combinazione di elementi che, agendo in concerto con l’emozione, possano dare sostanza, conoscenza e dettagli all’idea. Questi componenti rispondono ai nomi di struttura e stile.

 

Spiegone 4: che cosa sono struttura e stile?

Per agevolare la visualizzazione da parte della persona sarà quindi necessario aiutare la persona: aiutare la persona a materializzare l’emozione con abitudini, vissuti, forme e colori che già conosce. Questo passaggio, come anticipato precedentemente, ha come elementi principali struttura e stile. Per struttura si intende l’insieme dei modelli di comportamento, relazione e di aggregazione tra le persone, in ambito personale e di business, che possano essere ricondotti a una forma astratta. Ricondurre le esperienza a una forma astratta significa spacchettare un’esperienza in differenti moduli più semplici che, a loro volta, possono essere spacchettati fino a unità minime di azioni. Queste unità minime di azioni sono la più piccola parte di un movimento o di un pensiero conosciuti alla persona che è possibile e utile definire. Si tratta quindi ora di rimontare le unità minime di azione, ridotte a concetti astratti, derivanti però da esperienze del passato della persona, per strutturare una nuova emozione che, nella sua creazione, sarà agevolata da esperienze passate di facile reperibilità nella memoria della persona. Per stile si intende invece l’insieme dei dettagli che possono popolare e rendere più concreta una struttura. Si tratta di elementi caratterizzanti questa struttura, che possono agire a più livelli, per dare forma e colore a una struttura.

 

Conclusione: AKA e quindi?

Punto primo la prima conclusione è quella, per chi non l’avesse ancora fatto, di guardare il film Inception. Per chi l’avesse già fatto invece ripetere, ripetere, ripetere. In sintesi invece si può dire che il concetto di impiantare un’idea è un concetto che, allo stesso tempo, è sia straordinario che spaventoso. Che ne pensi?

 

Lasciaci un commento utilizzando il form qui sotto!


     

     

    Oppure clicca qui per tornare all’indice del nostro Blog nel caso ti andasse di leggere un altro post di Vehnta: Altri Post